RIFLESSIONI INTORNO AI SILENT BOOK CLUB. UNA REALTÀ DA COLTIVARE E PROMUOVERE.

L’essere umano è così complesso!! Ha bisogno di sicurezze e si costruisce una routine fatta di luoghi, persone, abitudini che si consolidano nel tempo, che diventano punti fermi attorno ai quali ruota tutto ciò che è nuovo, diverso, altro. Perché l’essere umano ha bisogno di certezze ma si arricchisce delle differenze, ne subisce gli stimoli e cresce e si migliora. Perché l’essere umano ha bisogno di relazionarsi con i suoi simili ma è nella solitudine, nel raccoglimento e nella riflessione in cui trova terreno fertile per progredire a livello personale, relazionale, professionale. Stabiliti, dunque, dei punti di riferimento solidi, si fa un po’ fatica a staccarsi dalla quotidianità. Eppure, dopo lo smarrimento iniziale, la ripetizione riporta alla consuetudine e torna, endemico, il bisogno di cambiamento, sia pur minimo.

Questa breve premessa per cercare di spiegare un fenomeno che si sta imponendo nelle ultime settimane: la trasposizione virtuale degli incontri dei Silent Book Club e loro evoluzione. Per un lettore forte, il Silent Book Club è un modo per condividere la lettura silenziosa con altri lettori con cui ha in comune la passione per i libri. Ognuno legge a suo modo. Ognuno vive la lettura in maniera diversa. Alcuni vi si avvicinano per il suo potere terapeutico; altri, perché stimola alla riflessione ed è sinonimo di crescita, a cominciare da quella interiore. Altri trovano particolare giovamento dalla condivisione delle loro letture e dalla condivisione dell’atto stesso di leggere. Di qui i Silent Book Club, che riuniscono i lettori più diversi, tutti animati dal desiderio di sperimentare la lettura silenziosa e condivisa. Il piacere assoluto per qualunque tipo di lettore.

Ma che si fa quando gli incontri fisici vengono banditi nel nome della sicurezza nazionale? Il vero lettore non demorde e pur di non rinunciare ad una piacevole riunione letteraria la trasferisce su Zoom, una piattaforma attraverso la quale è possibile tenere riunioni virtuali. Certo, la formula va ripensata. Non ce ne vorranno Guinevere de la Mare e Laura Gluhanich, le co-fondatrici dei Silent Book Club, che hanno registrato il marchio nel 2012, se, visto il nuovo mezzo, interveniamo sul format del Silent per renderlo più fruibile a distanza. Dopo una breve presentazione iniziale, l’ora di lettura si riduce a trenta/quaranta minuti. Il momento conviviale nella fase successiva alla lettura subisce una drastica trasformazione. In questa nuova versione dei Silent, qualcuno legge un frammento del suo romanzo, qualcuno semplicemente si presenta, qualcun altro è incuriosito dal titolo di un altro reader e lo manifesta liberamente.

Dobbiamo riconoscere che senza i progressi tecnologici a nostra disposizione passare la quarantena sarebbe stato infinitamente più faticoso e sicuramente più noioso. Ma la tecnologia ha una grande pecca: trasferire su piattaforme digitali tutte le attività che normalmente svolgiamo recandoci sul posto di lavoro, mediante il contatto fisico, è altrettanto faticoso. Non solo. Dopo un po’ viene a noia. Ragion per cui dopo poche settimane dalla sua attivazione, il Silent Book Club su Zoom si arricchisce per assecondare il bisogno umano di cambiamento: al termine della fase di lettura, uno scrittore verrà intervistato da uno dei lettori. Un modo come un altro di conoscere nuovi scrittori e nuovi libri.

I nostri corpi sono relegati tra le mura domestiche ma le nostre menti viaggiano. Oserei dire che ora più di prima. Quindi è facile aspettarsi un’ulteriore evoluzione di questi incontri. Al momento Zoom ci ha permesso di arricchire le nostre esperienze nei Silent Book Club in un modo che prima non avremmo mai immaginato. I Silent Book Club di varie città di Italia (Bari, Torino, Genova) si ritrovano su una stessa piattaforma, una domenica dopo l’altra. Abbiamo avuto modo di “conoscere” (se così si può dire) una della co-fondatrici americane, Guinevere de la Mare, e la fondatrice del primo Silent Book Club Italiano, Roberta Costi (Mergozzo). Gli scrittori entrano nelle nostre case e presentano i loro libri, senza bisogno di raggiungere una libreria o uno qualunque dei luoghi in cui normalmente si svolge questo tipo di attività letterarie. Bastano un pc, una buona connessione e un’applicazione – nel nostro caso Zoom.

E fu così che la tecnologia, che prima del Covid-19 veniva additata come la principale causa di isolamento delle persone, mentre imperversa il virus è per molti un’ancora di salvezza contro quell’isolamento e quella solitudine che tanto fanno paura.

Da appunti del 22 marzo 2020

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